Si fosse fatta 15 anni fa, una semplice legge incostituzionale che garantiva la piena immunità, retroattiva e preventiva, globale tombale ed ereditaria, ad un certo Cavaliere e ad una quindicina di appartenenti al suo clan, il Parlamento avrebbe risparmiato tantissimo tempo ed anche l'opinione pubblica si sarebbe potuta dedicare a temi sinceramente più interessanti. E magari ora ci troveremmo già in un'altra fase della storia d'Italia.
Cambiando bellamente argomento, quante volte vi è accaduto, al momento dell'arresto di uno scippatore o piccolo spacciatore, di sentir dire frasi del tipo: “adesso se lo portano dentro e gli danno un po' di botte, e fanno bene perché poi lo devono liberare e sarà l'unica cosa che gli capita”? Se la giustizia e l'ordine pubblico fanno acqua è sbagliato cercare compensazioni o consolazioni altrove, come anche “chiudersi nel privato”: alla fine il danno ricade su tutti.
Dalle mie parti, intanto, non è poi così raro che un insegnante sia minacciato o anche malmenato dai genitori di un ragazzo a cui ha fatto qualche appunto.
Sto vivendo un ritorno di fiamma della mia vecchia passione per la programmazione. Penso che forse è una delle tante forme che assume il fascino della scrittura, dal momento che il “programma” non è che un testo, tramite il quale far compiere al computer delle operazioni.
Finora non ho raggiunto nessun risultato davvero notevole, come spesso mi accade. Più che altro ho esplorato un po' di linguaggi diversi, di alcuni dei quali non avevo gran che esperienza. Finalmente ho affrontato un minimo di grafica, senza la quale non mi divertivo più.
Come sempre, mi sono orientato su software Free, o meglio ancora Open Source. Un po' perché per alimentare un hobby non mi sembrava il caso di spendere un capitale e neppure di mettermi a crakkare licenze – che detto tra noi sa sempre un po' di truffa – un po' perché nel mondo Open Source esistono fior di programmi e strumenti, da fare invidia a quelli commerciali.
Un buon punto di partenza, se qualcuno fosse mai interessato, è questo sito, ci si trova davvero di tutto:
In ogni modo, cercando un po' in rete si può trovare molto altro ancora.
Ora, per chi è arrivato a questo punto ed ha ancora voglia di seguirmi, una breve nota sulle principali tappe della mia esplorazione.
C/C++
E' stato per me il primo approccio con il C++. Il punto di riferimento assoluto nel mondo open source è gcc, disponibile su praticamente tutti i sistemi Linux ed installabile in Windows in molti modi: tramite mingw, ad esempio, oppure più comodamente con ambienti integrati come DevCppe CodeBlocks, il mio preferito.
Data la diffusione, manuali e tutorial sono presenti in gran numero in rete. Come sempre, conviene cavarsela bene con l'inglese.
Pascal
Linguaggio “europeo” (mentre C e C++ sono considerati “americani”), sintassi più leggibile ma più prolissa, per molti è stato il primo approccio alla programmazione. Mi ha affascinato un po'. La versione “aperta” più diffusa è FreePascal. Ci si può poi divertire con le vecchie versioni del Borland Turbo Pascal per Dos, che sono state rese liberamente scaricabili dalla rete: se qualcuno fosse preso dalla curiosità o dalla nostalgia basta fare una ricerca su Google.
Basic
Vecchia passione per chi, come me, da ragazzino è impazzito sui “print” e “goto” degli home-computer anni '80. Continuo a considerarlo il linguaggio più intuitivo e pratico, almeno per compiti non troppo complessi. In rete si trova il compilatore Freebasic, stabile, con un bel help interattivo e molte funzioni moderne. Peccato che la “comunità” che lo alimenta, per quanto attiva, sia nettamente più ristretta rispetto ai precedenti.
Sempre in ambito Basic, si può andare ancora più all'essenziale con il piccolo interprete Yabasic. Fa tutto quello che deve fare il Basic inteso come linguaggio semplice e pratico: una specie di calcolatrice molto evoluta e con la grafica che serve a piccoli compiti.
SDLBasic è poi un interprete non proprio standard nella sintassi ma simpatico e veloce per giocare un po'. Mi è venuto in mente che potrebbe essere adatta all'impiego nelle scuole (come anche Yabasic): è gratuito; non richiede molto hardware; è immediato: basta scrivere il programma ed eseguirlo; ha aspetto e funzionamento davvero simpatici; consente di affrontare tutti gli aspetti fondamentali della programmazione senza pesantezze formali, prima di passare a strumenti più complessi.
Python
L'ho affrontato perché ben integrato nel Linux Ubuntu del mio PC e perché di sintassi più diretta ed intuitiva (almeno per me) rispetto ad altri linguaggi interpretati “alla moda”, come Perl o Ruby. Sono comunque alle primissime armi.
Di recente i produttori di telefoni cellulari si sono accordati per uniformare gli alimentatori che servono per ricaricare le batterie. Un'idea utile per l'ambiente, perché si riduce la quanità dei rifiuti, e per i consumatori, che non sono costretti a pagare un nuovo alimentatore ogni volta che comprano un cellulare.
Molto bene, secondo me, ed anzi l'idea andrebbe estesa. Lo penso ogni volta che apro la busta di plastica in cui tengo la matassa di cavi che mi serve a collegare al computer qualcuno degli apparecchi elettronici con cui, come tanti, convivo: telefono, palmare, lettore mp3, lettore di schede ecc...
Ogni volta che compro qualche altro "giocattolo" elettronico, spunta un altro scomodo cavo da aggiungere alla collezione. Ho contato almeno cinque geometrie di connettori differenti. Alcuni dall'apparenza particolarmente insolita delicata: se accidentalmente dovessi romperlo, riuscirei a trovarne un altro in commercio in tempo utile ed a prezzi accettabili?
Dubito che tutta questa proliferazione sia legata a rigorosi motivi tecnici. Certo, c'è stata qualche opportunità tecnologica colta dai singoli produttori, ma secondo me c'è soprattutto il desiderio di una differenziazione puramente commerciale. Ogni produttore si tiene il proprio standard e non lo condivide con la concorrenza. Logica comprensibile ma inefficiente per l'utente e l'economia in generale.
A quando un accordo per uniformare i connettori USB per le apparecchiature informatiche e multimediali, almeno quelle di uso comune?
Quella contro gi organismi geneticamente modificati è una lotta facile. I media e le strade traboccano di paladini della natura. A qualcuno interessa ricoprire il ruolo di argomentatore corrotto a favore delle multinazionali del DNA? A chi non piacciono i buoni prodotti di una volta? Anche se "una volta" si andava avanti a polenta e pane nero e la carne si vedeva, se andava bene, una volta al mese. Si dice che la gente avesse una salute di ferro, forse perché chi si ammalava spariva dalla circolazione in poco tempo. C'era un'alta mortalità infantile e l'alimentazione cattiva era tra i responsabili. Nessuno difende gli OGM perché sono impopolari in partenza. Ma stranamente si dimentica che tutto ciò di cui ci nutriamo - animale o vegetale - viene da selezioni artificiali e anche da mutazioni genetiche indotte artificialmente. Io ancora non ho sentito parlare, per fortuna, di qualcuno ucciso da prodotti OGM, mente purtroppo accade per prodotti edulcorati o anche artigianali non ben controllati. In realtà è ancora la fame il killer più efficiente. Il vero problema, infatti, non è riempire di cibi saporiti la tavola del 5% più ricco dell'umanità, che magari può permettersi di spendere, ma sfamare oltre sei miliardi di persone (cosa che attualmente non avviene) e farlo possibilmente senza compromettere totalmente gli equilibri naturali che ci tengono in vita. Qualcuno davvero pensa di riuscirci con l'agricoltura biologica?
Guardo poco la TV. Più spesso preferisco musica, internet e libri, non necessariamente in quest'ordine.
Qualche giorno fa, girando per i canali, mi ha colpito la quantità di telefilm a sfondo misterioso o “fantasy”. La TV, apparentemente, trabocca di alieni, fantasmi, veggenti, streghe e quant'altro di intangibile aleggi nella mente umana.
E poi viaggi nel tempo e nello spazio, individui con poteri di tutti i tipi (qualcuno anche di dire ogni giorno il contrario del giorno prima, ma questo è un altro discorso).
Mi sembra che anche il cinema cavalchi con passione il tema: “Ghost” è stato solo un precursore. Diventano campioni d'incassi maghi, vampiri e supereroi nuovi o riesumati.
Fuga dalla realtà? Moda? Semplice voglia di evasione? Banalizzazione di un desiderio di spiritualità o di metafisica? Non so come giudicare la cosa. Forse anche la crisi economica gioca la sua parte, ma non penso che spieghi tutto. Le chiese si svuotano e non mi sembra che le altre religioni facciano proseliti, eppure clientele per maghi e veggenti non mancano. Non mi pare nemmeno che stiamo diventando meno superstiziosi che in passato.
Mi viene solo in mente una frase che Guareschi fa pronunciare a Don Camillo, e che suona più o meno così:
Quando gli uomini smettono di credere in Dio, non è vero che non credono più a nulla, anzi, credono a tutto.
Quasi tutti gli uomini hanno una passione, più o meno segreta, per la fuga. Forse le donne un po' di meno, e questo potrebbe in parte spiegare perché non nutrono tanto interesse per automobili e motori.
Molti si convincono che le azioni eccezionali non esistano e si divertono a cercare moventi meschini nella vita dei grandi esseri umani, oppure spiegazioni banali dei loro successi. E' un mezzo, per loro, per sopportare la propria mediocrità e quasi farsene un vanto.
Un romanzo ed un autore secondo me assurdamente trascurati.
"L'America aspra e violenta della Depressione e del New Deal" recita il retro di copertina. Forse troppa ideologia, ma di certo tanta crudezza ed onestà. E traduzione di Eugenio Montale.
Ci stiamo riuscendo, ed anche in fretta, a costruire la categoria antropologica del tifoso di calcio.
Visto da fuori, il tutto è notevolmente ridicolo, come questo manifesto comparso durante le ultime elezioni locali. Eppure ogni volta che il calcio viene tirato in mezzo, anche a forza, qualsiasi faccenda diventa di colpo seria, complicata e violenta.
Il calcio fa notizia, va tirato per i capelli anche quando non c'entra nulla, anche quando si tratta “solo” di cronaca nera o di politica. Le tifoserie vanno rispettate, tutte, e protette, sempre. Altrimenti sono scontri di piazza, titoloni sui giornali, soldi e voti in meno.
E tutti gli altri? Quelli per cui la zona attorno allo stadio è off-limits non solo durante la partita, ma per ore prima e dopo? Per la polizia che si deve impiegare?
E cos'è poi una partita, cos'ha mai di magico? Un gioco fra due gruppetti di persone, con altre che guardano per divertimento. Un passatempo, come gli statunitensi hanno il coraggio di definire il loro sport preferito.
Ho comprato un cellulare nuovo, di quelli belli, pieni di funzioni.
Eh si, ci sono cascato anch'io. Era un'offerta speciale. L'altro era ormai vecchio e questo l'ho pagato quasi come uno “normale”. Un collega ne ha uno uguale, si trova bene e me l'ha consigliato.
Sono contento. Funziona alla grande e fa un sacco di cose simpatiche. Ovviamente non vi dirò che modello è: non sto qua a fare pubblicità. Ma, per essere un telefono, mi da grandi soddisfazioni.
Passato il primo entusiasmo, ho fatto, come tutti, qualche ricerca in rete, per esaltarmi di quanti soldi ho risparmiato e trovare qualche bella applicazione.
Ho iniziato a girare qualche forum a caso – i primi trovati con una ricerca – e ad un certo punto sono rimasto quasi di sasso: due pagine che sono una lista continua di critiche Di fatto ci sono tutti i difetti concepibili su un cellulare. Riporto solo alcuni di quelli citati più frequenti: il software si blocca di continuo. La batteria non dura nulla. La ricezione è pessima e si perde all'improvviso. La fotocamera fa a dir poco schifo. La meccanica è delicata e balla tra le mani. E' brutto da non potersi vedere.
Immagino che siano osservazioni vecchie: difetti di gioventù e bachi software corretti nel tempo. Ma le ultime note risalgono a pochi giorni fa e sono tutte sullo stesso tono!
Insomma, magari se avessi letto tutte queste cose prima, per aiutarmi a decidere l'acquisto, forse non l'avrei mai comprato, intimidito dall'idea di prendere una solata pazzesca. “Ecco perché l'hanno scontato” mi sarei detto, “perché non vale niente e nessuno lo vuole!”
Invece l'oggetto che ho in mano non ha rivelato neanche uno dei difetti elencati, anzi finora non riesco a trovargliene. Fa il suo mestiere di telefono alla grande: facile da usare, affidabile, ispira un senso di sicurezza e di stabilità, fa tante cose e le fa meglio di quanto si possa lecitamente pretendere da un cellulare. Se voglio fare delle belle foto, tanto per dire, prenderò la macchina fotografica; ma per un ricordo estemporaneo può andare.
In sintesi, ho ripassato la vecchia lezione: non fidarsi di quello che si legge in Internet. La rete è in buona parte un'accozzaglia di pensieri buttati giù a caso da chi gli pare senza neppure rileggerli, è una raccolta di conoscenze ma anche delle più ignobili chiacchiere da bar o peggio.
Usate sempre senso critico. Cercate riscontri e ragionate su qualunque cosa. Per quanto mi riguarda, continuerò a fidarmi delle persone che conosco direttamente, molto più che di un nugolo di anonimi che calpestano delle tastiere.
L'ultima visita alla Feltrinelli “musica e libri” è stata quasi uno shock. L'area dei CD ha subito un'ulteriore, inesorabile contrazione. Ora il piccolo banchetto degli LP naviga isolato fra scaffali di complementi d'arredo da un lato e file di software ed accessori per video-game (orrore) dall'altro. Scavalcati questi, ho finalmente trovato l'area musica emarginata nell'angolo più remoto del locale.
C'era da aspettarselo. Già da un po' di tempo era aumentato il numero delle offerte a metà prezzo. Un piacere ma anche un cattivo segno. Una specie di pillola indorata. D'altra parte il CD è un supporto antiquato, tecnologicamente obsoleto, un anacronismo tenuto in vita solo da ragioni commerciali e dagli appassionati. I suoi potenziali successori sono sconosciuti ai più, si chiama(va)no SACD e DVD-Audio ed hanno raccolto pochissimo successo. La musica ormai di prassi si scarica da Internet, legalmente o meno.
D'altra parte, a pensarci bene, non è detto che sia un male, anzi. La musica ormai è “liquida”, scorre sulla rete, ha perso della fisicità dei supporti materiali ma ha guadagnato di flessibilità, diffusione e facilità d'uso.
I supporti materiali resteranno per gli appassionati: piccole case produttrici ed il circuito dell'usato. In questo senso la resistenza del vinile all'avanzata del digitale è emblematica.
Attenzione però: la musica in formato digitale non dev'essere soltanto quella dei fallati mp3, formato notoriamente “lossy”, con perdita. E non venitemi a dire che non si sente la differenza. Non è vero e chiunque abbia un impianto stereo decente o un paio di cuffie non proprio da due euro può accorgersene facilmente. Se devo scaricare musica, che sia almeno ad alto bit-rate, o meglio ancora compressa senza perdite, tipoformato Flac.
Perché io sono convinto che, fatti salvi i bisogni fondamentali, la qualità della musica che si ascolta – in senso artistico e fisico – possa contribuire molto alla qualità globale della vita.
Con questo post, il blog va in ferie. Ci risentiamo, se Dio vuole e se vi va, a fine agosto.
Il 30 luglio 1971 sbarcava sulla Luna l'Apollo 15. Era la prima missione con a bordo un lunar rover che, grazie alla sua propulsione elettrica, consentiva agli astronauti Scott e Irwin di muoversi più liberamente e in un raggio maggore, rispetto ai “balzi” delle missioni precedenti. Il veicolo aveva una targa simile a quella delle comuni automobili, che recitava:
MOON
LRV 001
1971
Le missioni lunari hanno sortito effetti profondi, anche sulla cultura popolare. Direi che ce ne stiamo rendendo conto ancora oggi.
Ero al mare con amici in una ridente cittadina del centro Italia.
Dopo una mattinata in spiaggia cerchiamo un pasto veloce. Optiamo in breve per il piccolo negozio di kebab proprio sul lungomare: non sarà proprio estivo ma oggi ci stuzzica.
Faccio io la fila. Non ho fretta, sono in vacanza. Ci sono un paio di persone davanti a me, tutti stranieri. Faccio anche da interprete per una ragazza nera che parla solo inglese, mentre il gestore conosce, oltre l'italiano, il tedesco. Poi scambio quattro chiacchiere con lui: è nordafricano, è stato in Germania ma ormai risiede da più di dieci anni in Italia. Prenderà la cittadinanza a breve. Gli faccio gli auguri e ci sorridiamo.
Mangiamo i kebab con calma. Quando mi alzo faccio anche un cenno di saluto al gestore.
Andando via racconto agli amici della chiacchierata e... all'improvviso mi rendo conto che...
NON HO PAGATO I KEBAB
E tanto meno le bibite.
Me ne sono dimenticato. Sono andato via senza pagare. Ed ormai siamo lontani.
Non l'ho fatto apposta. Ancora oggi gli amici mi canzonano alla grande.
E poi c'è chi si sgola a vociare che gli stranieri vengono a rubare agli italiani.
Le buone azioni involontarie valgono lo stesso? Così come le cattive? Quante conseguenze impreviste dei gesti! Per certi versi avevano ragione gli antichi, a tagliare corto e giudicare solo l'esito dell'operato delle persone, senza approfondirne i moventi.
Mi sbaglierò, ma ho la sensazione che le donne, nei momenti di crisi prolungata, si dimostrino più efficienti degli uomini. Forse non hanno lo scatto impulsivo degli uomini ma resistono molto di più prima di crollare. Sanno essere pratiche ed obiettive anche nei momenti più difficili, quando basta poco per perdere l'equilibrio. Cedono assai meno alle tentazioni dell'alcol, al vizio del gioco ed alle suggestioni dell'illegalità e delle “scappatelle” fuori casa.
Un esempio sono le badanti che vengono dall'est. Accettano di fare un lavoro poco qualificato per sostenere una famiglia lontana. In buona parte hanno alle spalle storie di separazioni, di mariti fuggiti chissà dove, alcolizzati o in galera.
In molti paesi del terzo mondo, tormentati da guerre, carestie, povertà endemica e qualsiasi genere di disastri, le famiglie sostenute solo da donne sono una porzione notevole della società. Di fatto sono il pilastro fondamentale di quel che resta di un relitto di società civile. Secondo me non è un caso che, nei progetti di micro-credito, le debitrici più affidabili e costanti nei pagamenti siano le donne.
Ma anche da noi, nell'evoluta Italia patria dei family-day e della peggiore legislazione per le famiglie di tutta la Comunità Europea, le donne reggono il ruolo di madri e lavoratrici. Non per sete di carriera ma solo perché la “baracca” non può andare avanti senza il loro sudato stipendio. E gli asili sono quasi tutti a pagamento come le baby-sitter, il tempo pieno o prolungato nelle scuole è più spesso che no un'illusione, gli assegni familiari coprono solo una minima parte delle spese per portare avanti i figli.
E poi le lotte infinite per conquistare un lavoro decente traversando il precariato e fare comunque a tempo per mettere su una famiglia, ovvero iniziare un'altra lotta.
E' come se le donne fossero maggiormente abituate a ricoprire più ruoli allo stesso tempo, reggendo lo stress e la fatica sulla lunga durata, sono maratonete a confronto dei centometristi maschili. Non prendetemi in senso assoluto: esagero e generalizzo solo per rendere l'idea e magari mi faccio fuorviare da alcuni esempi. Sono forse anche più pronte a trovare soddisfazioni nelle responsabilità che devono assumersi.
Certo, ci sono anche tanti uomini eccellenti. Ma è come se molti maschi, quando le cose cominciano ad andare male oltre un certo limite tollerabile, si sentissero quasi in diritto ed autorizzati a mollare, a lasciarsi andare, a farsi trascinare nel vortice dagli eventi ed a diventare irresponsabili. Ci sono uomini che, se vedono messa in scacco la propria presunta forza, dagli eventi, dai casi della vita, da altri uomini o dai propri stessi errori, perdono una fetta importante della propria sicurezza, e spesso tutta. Se non trovano la via di resistere, possono lasciarsi andare e regolarsi da sconfitti, oppure decidere di tentare irrazionalmente il tutto per tutto in qualche maniera sconsiderata, sognando di scavalcare d'un balzo le avversità dimostrando al contempo la propria sagacia, per poi invece ritrovarsi nei guai peggio di prima, con le proprie stesse mani. Non che questo non accada anche a molte donne, ma mi sembra in frazione minore rispetto agli uomini.
Non esprimo condanne. Credo che la differenza di atteggiamento tra i sessi, se è reale, sia culturale, molto più che biologica.
Le donne potrebbero allora sfruttare le crisi per aumentare il proprio peso sociale? In qualche modo qualcosa del genere è accaduto, ad esempio, durante la Prima Guerra Mondiale, quando le donne dovettero sostituire gli uomini in guerra, nelle fabbriche e negli impieghi pubblici. Purtroppo ho dei dubbi a riguardo, perché le crisi stimolano gli atteggiamenti più egoisti degli individui e dei gruppi. Eppure, magari, vale la pena provare.